Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

© Firenze University Press 2019 e-ISBN: 978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

    Avvertenze per la ricerca

    I lettori possono compiere autonome ricerche sui testi delle biografie e sui dati evidenziati e raccolti nel data base. L’accesso è aperto. 
    Si deve tener conto che i dati raccolti riguardano un elenco e una documentazione in progress, di cui sono previsti aggiornamenti e inserimenti, anziché una documentazione definita e chiusa ad una certa data e consistenza com'è invece per certi fondi archivistici e alcuni repertori.
    Le informazioni provengono da fonti assai diverse; sono condizionate dalle finalità di esse, come sempre avviene ma qui con ulteriori problematicità: le comunicazioni erano raccolte in lingue diverse da quella di chi voleva espatriare, trasmesse in inglese o in tedesco, raramente in italiano, e tradotte non sempre con piena padronanza linguistica da parte di chi scriveva, e di chi leggeva, o di chi si incontrava e non si capiva sempre bene. I titoli accademici, i percorsi scolastici e universitari e persino le qualifiche e mansioni professionali non erano né sono equipollenti in paesi diversi, e nello stesso paese mutano con il tempo, tant'è che le attuali sono diverse da quelle di allora. Diversi anche certi indirizzi disciplinari, specialmente diversi da quelli prevalenti o tipici durante il fascismo italiano. 
    L’ondata di intellettuali dall'Italia fascista arrivò all'estero circa 5 anni dopo quella dei tedeschi. In un mercato saturo e non benevolo nei confronti degli stranieri, specie se italiani e ebrei, né delle donne intellettuali, quanti cercavano disperatamente lavoro, e non potevano tornare al proprio paese, presentavano referenze e c.v. non del tutto esatti pur di far buona impressione. Si dichiaravano disponibili ad incarichi anche lontani dalle proprie competenze specialistiche e si adattavano a occupazioni meno qualificate, oppure avevano la capacità di riqualificarsi e cambiare profilo, da chirurghi a psicoanalisti, da storici della filosofia a educatori, da economisti a venditori di libri e poi premi Nobel.
    E poi ci sono le testimonianze private, diari talvolta scoperti dagli eredi molti anni dopo, scritti per rielaborare le proprie sofferenze, lettere rivolte a qualcuno con la premura di non aumentarne la preoccupazione. Ci sono le memorie e le dimenticanze di quanti allora erano bambini, a cui i genitori non raccontavano certo quanto più li affliggeva, memorie diverse nella stessa famiglia, come spesso accade, storie trasmesse e rielaborate e spesso non coincidenti neppure con i documenti.

    La raccomandazione dunque è di usare estrema cautela nella considerazione dei dati. Non si è rinunciato, dopo molte discussioni, ad evidenziarne alcuni grazie ad un'infografica, ma c’è sempre il rischio di semplificazioni, riduttivismi e generalizzazioni. Le mappe dei percorsi, redatte dalla Progettinrete, sono soltanto orientative.  Costituiscono tuttavia strumenti utili per orientarsi in uno scenario complessivo che andrà precisandosi e complicandosi. Qualsiasi considerazione quantitativa si voglia e possa farne, nulla dovrebbe togliere alle storie di vita di persone e famiglie, che sono tutte diverse, uniche e irripetibili.
    Fra i dati strutturati, quando possibile si è ritenuto utile evidenziare: 
    • la differenza di genere, vedendo la componente femminile sottorappresentata rispetto all'effettiva presenza.
    • la differenza tra italiani e stranieri alla nascita, tenendo conto che la cittadinanza per molti cambia. Alcuni stranieri acquisirono quella italiana che venne poi loro tolta. La cittadinanza americana per quanti emigrarono negli Stati Uniti, e che richiedeva un lungo periodo di attesa dopo le first papers, diventò poi un ostacolo per il reintegro.
    • i familiari emigrati, esuli o rifugiati, con il link alla rispettiva scheda biografica per gli intellettuali non viventi.
    • le reti con altre Vite in movimento
    • gli enti di soccorso, che costituivano un sostegno almeno iniziale, anche se assai raramente offrivano una soluzione, e che gli italiani utilizzarono meno di quanto facessero i tedeschi.
    • le referenze dichiarate, distinte da quelle effettivamente rese, che ci danno idea della reputazione e delle relazioni internazionali degli scienziati e studiosi italiani.
    • le relazioni di aiuto di cui si ha notizia che si avvalessero, e che erano soprattutto reti familiari e personali, professionali e accademiche pregresse, o reti di appartenenza politica.
    • la mobilità ordinaria, non dipendente cioè dalla discriminazione e persecuzione per motivi razziali o politici e allora tipica della carriera accademica. Se possibile si cerca di segnalarne in ordine cronologico i luoghi con date, occupazione e mansione.
    • l’esperienza di espulsione e allontanamento per ragioni politiche e razziali, che della biografia segna la frattura.
    • la mobilità straordinaria, comprendente l’espatrio, gli spostamenti all'estero e le occupazioni trovate, presso quali enti, se saltuarie, a tempo determinato o stabili.
    • il ritorno in Italia, oppure nel paese di origine per gli stranieri, dopo la caduta del fascismo.
    • il reintegro riuscito o mancato, quando e perché, nel proprio posto di lavoro, nella stessa qualifica e sede. L’atteggiamento degli ambienti di provenienza da cui esso dipendeva, oppure il trasferimento dovuto a "difficoltà ambientali".