Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

© Firenze University Press 2019 e-ISBN: 978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

    Normative fasciste e normative riparatorie (1925-2000)

    Questa sezione è dedicata ai provvedimenti del regime fascista in materia di soppressione della libertà di opinione, espressione e insegnamento, a norme discriminatorie e persecutorie, nonché al lungo percorso riparatorio avviato dopo il fascismo nei confronti di quanti erano stati colpiti dalle precedenti disposizioni. Per ciascun provvedimento dell’elenco, si fornisce anche il link attivo al testo normativo. Si considera il periodo che va dal 1925 fino al 2000, con la legge n. 211 del 20 luglio che decreta l’istituzione della Giornata della Memoria, diviso in 3 paragrafi cronologici.


    Furono le cosiddette leggi fascistissime del 1925 a stigmatizzare e allontanare gli «incompatibili» con le direttive del regime, spingendo così intellettuali e accademici anche all’espatrio, a partire dalla metà degli anni Venti. Con il giuramento del 1931, la richiesta di un’adesione incondizionata al fascismo metteva di fatto fuori legge l’autonomia d’insegnamento, di pensiero, e di religione; quell’autonomia era stata, in realtà, fortemente compromessa da subito con la nuova organizzazione dell’istruzione. Nel regio decreto n. 2102 del 30 settembre 1923 ( GU n.239, 11 ottobre 1923), furono abolite le rappresentanze elettive; i presidi delle scuole secondarie, i rettori, i presidi di facoltà, i direttori d’Istituto, i componenti del Senato accademico sarebbero stati nominati dall’alto; direttori e presidi videro così aumentati i loro poteri di controllo gerarchico sul personale. In quanto ai giovani universitari, Mussolini ordinò ai prefetti di: 

    fare comprendere agli studenti che si agitano, perpetuando un deplorevole costume che non doveva sopravvivere alla guerra e alla rivoluzione fascista, che le loro agitazioni sono perfettamente inutili e possono anche avere conseguenze di grande rilievo, non esclusa la chiusura delle università per l’intero anno scolastico. Considero la riforma Gentile come la più fascista fra tutte quelle approvate dal mio Governo. (Circolare ai prefetti delle città sedi universitarie, 6 dicembre 1923, «Il Popolo d'Italia», 292, 7 dicembre 1923).

    Con particolare riguardo alle scuole, alle università ed alle professioni intellettuali, nel primo paragrafo sono indicati i passaggi normativi che caratterizzarono, fin dal 1925, l’intento d’annientamento di qualsivoglia opposizione politica e con il 1938, la deriva antisemita del fascismo. Nel secondo si riportano le disposizioni normative di un’Italia divisa in due: mentre al nord, nei territori della Repubblica Sociale Italiana, permane ancora più marcata l’emanazione di leggi persecutorie, nel cosiddetto Regno del Sud, si comincia a intessere una giurisprudenza riparatrice. Infine, vengono segnalate le norme che, dall'instaurazione della Repubblica, definirono le modalità di reintegrazione e di riparazione.

    All’emanazione delle norme non corrispose, ovviamente, una speculare e omogenea applicazione di esse. Se alle disposizioni del ventennio si affiancò una pratica capillare di controllo e repressione che raggiunse vette di rara efficienza nell’applicazione delle leggi «razziste», specie da parte delle università, al contrario gli esiti di reintegro e risarcimento risultarono meno effettivi, rapidi e diffusi, e devono essere pertanto verificati nelle specifiche situazioni ambientali. Anche questa sezione del progetto è concepita come un work in progress.