Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

© Firenze University Press 2019 e-ISBN: 978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

    Leggi fascistissime e leggi razziste

    Legge 26 novembre 1925, n. 2029 - Regolarizzazione dell'attività delle Associazioni, Enti ed Istituti e dell'appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato, dalle Provincie, dai Comuni e da Istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle Provincie e dei Comuni. (GU n. 277, 28 novembre 1925).
    Le associazioni, enti e istituti operanti nel regno furono obbligati a fornire statuto, regolamenti ed elenchi delle cariche e dei soci ogni volta che le autorità di pubblica sicurezza ne facessero richiesta «per ragioni di ordine o di sicurezza pubblica». Nei casi di omessa, falsa o incompiuta dichiarazione un decreto prefettizio poteva procedere allo scioglimento; furono inoltre previste sanzioni detentive e pecuniarie. I funzionari, impiegati ed agenti civili e militari dello Stato e delle amministrazioni pubbliche erano tenuti su richiesta «a dichiarare se appartennero o appartengano, anche in qualità di semplici soci ad Associazioni, Enti ed Istituti di qualunque specie costituiti od operanti nel Regno o fuori». Inoltre, quanti di essi appartenevano, «anche in qualità di semplice socio, ad Associazioni, Enti od Istituti costituiti nel Regno, o fuori od operanti, anche solo in parte, in modo clandestino od occulto o i cui soci sono comunque, vincolati dal segreto, sono destituiti e rimossi dal grado o dall'impiego o comunque licenziati».

    Legge 24 dicembre 1925, n. 2300 - Dispensa dal servizio dei funzionari dello Stato (GU n. 2, 4 gennaio 1926).
    La legge prevedeva la facoltà da parte del governo, «fino al 31 dicembre 1926, di dispensare dal servizio, anche all'infuori dei casi preveduti dalle leggi vigenti, i funzionari, impiegati ed agenti di ogni ordine e grado civili e militari, dipendenti da qualsiasi Amministrazione dello Stato, che, per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori di ufficio, non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo».

    Legge 6 novembre 1926, n. 1848 - Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (GU n. 257, 8 novembre 1926).
    Il provvedimento ampliava fra l'altro i poteri dei prefetti ed istituiva il confino di polizia come sanzione nei confronti dei soggetti pericolosi «per la sicurezza pubblica o per l'ordine nazionale».

    Legge 25 novembre 1926, n. 2008 - Provvedimenti per la difesa dello Stato (GU n. 281, 6 dicembre 1926).

    La legge prevedeva all'articolo 4 la reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per coloro che svolgessero attività politiche e intellettuali di opposizione al regime:

    Chiunque ricostituisce, anche sotto forma o nome diverso, associazioni, organizzazioni o partiti disciolti per ordine della pubblica autorità, è punito con la reclusione da tre a dieci anni, oltre l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Chi fa parte di tali associazioni, organizzazioni o partiti è punito, pel solo fatto della partecipazione, con la reclusione da due a cinque anni, e con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Alla stessa pena soggiace chi fa, in qualsiasi modo, propaganda della dottrina, dei programmi e dei metodi d'azione di tali associazioni, organizzazioni o partiti.

    L'articolo 5 prevedeva per quanti diffondessero all'estero “voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato”, tali da nuocere al prestigio e agli interessi nazionali, la reclusione da 5 a 15 anni, accompagnata dall'interdizione permanente dei pubblici uffici. La condanna pronunciata in contumacia comportava “la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni”. La competenza per i delitti previsti dalla legge in questione era affidata al Tribunale speciale per la difesa dello Stato, le cui sentenze erano inappellabili.


    Regio decreto 28 agosto 1931, n. 1227 - Disposizioni sull'istruzione superiore (GU n. 233, 8 ottobre 1931).

    La nuova formulazione del giuramento venne introdotta con questa legge. L'articolo 18 ingiungeva infatti ai professori di ruolo e incaricati dei regi istituti di istruzione superiore di prestare giuramento seconda la seguente formula:

    Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l'ufficio di insegnante e adempiere tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti, la cui attività non si concili coi doveri del mio ufficio.


    Regio decreto legge 31 agosto 1933, n. 1592 – Approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore (GU n. 283, 7 dicembre 1933).
    Il decreto introduce in particolare, con l’articolo 75, l’insindacabilità dei provvedimenti, presi dall'amministrazione, di esclusione dai concorsi per posti di ruolo di professore Universitario e negli Istituti d’istruzione superiore di tutti coloro che siano ritenuti privi del requisito di regolare condotta morale e politica. Inoltre, gli articoli 83, 123 comma secondo e 235, obbligano i professori di ruolo, quelli incaricati e i liberi docenti a prestare giuramento di fedeltà al fascismo. 

    Dopo una gestazione relativamente breve il regime fascista emanò la serie di norme, provvedimenti e ordinanze, definite, nell'insieme, «leggi razziste».

    Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1390 - Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (GU n. 209, 13 settembre 1938, convertito con legge 5 gennaio 1939, n. 99).
    Il decreto legge sanciva l'esclusione dalle scuole di ogni ordine e grado degli insegnanti e degli alunni di «razza ebraica» e ne prevedeva l'espulsione a decorrere dal 16 ottobre 1938. Erano equiparati agli insegnanti i presidi e direttori delle scuole, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza nelle scuole elementari; i liberi docenti erano sospesi dall'esercizio della libera docenza. Il decreto prevedeva inoltre l'espulsione da accademie, istituti e società scientifiche. Gli studenti già iscritti alle università potevano invece continuare gli studi.

    Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1531 - Trasformazione dell'Ufficio centrale demografico in Direzione generale per la demografia e la razza (GU n. 230, 7 ottobre 1938).

    Regio decreto legge 5 settembre 1938, n. 1539 - Istituzione, presso il Ministero dell'interno, del Consiglio superiore per la demografia e la razza (GU n. 231, 8 ottobre 1938), convertito senza modifiche con legge 26 del 5 gennaio 1939 (GU n. 24, 30 gennaio 1939).

    Regio decreto legge 7 settembre 1938, n. 1381 - Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri (GU n. 208, 12 settembre 1938).
    Il decreto legge vietava agli stranieri di razza ebraica di fissare stabile dimora nel regno; affermava inoltre che «gli stranieri ebrei [presenti] nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo e che vi abbiano iniziato il loro soggiorno posteriormente al 1° gennaio 1919» dovevano allontanarsi entro sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto.

    Regio decreto legge 23 settembre 1938, n. 1630 - Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica (GU n. 245, 25 ottobre 1938, convertito con legge 5 gennaio 1939, n. 94).

    Dichiarazione sulla razza, votata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938.
    Mentre i precedenti provvedimenti avevano definito «di razza ebraica» chi avesse entrambi i genitori ebrei, la dichiarazione ampliò questa definizione, includendo anche coloro che avevano un padre ebreo e una madre di nazionalità straniera e i figli di matrimonio misto che professassero l'ebraismo alla data del 1° ottobre 1938.

    Regio decreto legge 15 novembre 1938, n. 1779 - Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana (GU n. 272, 29 novembre 1938, convertito con legge 5 gennaio 1939, n. 98).
    Il decreto introdusse alcune precisazioni e ribadì la possibilità di terminare il corso di studi universitari per «gli studi universitari studenti di razza ebraica già iscritti nei passati anni accademici a Università o Istituti superiori del Regno» e per gli studenti stranieri nella stessa condizione, «in deroga alle disposizioni che vietano agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno». La stessa disposizione si applicò agli studenti iscritti ai corsi superiori e di perfezionamento per i diplomati nei Regi conservatori, alle Regie accademie di belle arti e ai corsi della Regia accademia d'arte drammatica di Roma, per accedere ai quali occorreva un titolo di studi medi di secondo grado o un titolo equipollente.

    Regio decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728 - Provvedimenti per la difesa della razza italiana (GU n. 264, 19 novembre 1938, convertito con legge 5 gennaio 1939, n. 274).

    Il regio decreto dette una formulazione ancora più estensiva dell'appartenenza alla “razza ebraica” facendo uso delle seguenti definizioni:

    a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;

    b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera;

    c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;

    d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1º ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.

    Il R.D.L. affermava inoltre, con l'articolo 13, che non avrebbero potuto avere dipendenti di «razza ebraica» le amministrazioni civili e militari dello Stato e degli enti amministrativi periferici, il PNF e le sue organizzazioni, gli enti parastatali e le aziende municipalizzate e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo. L'elenco proseguiva con «le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato; le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale; le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione». Il ministro dell'Interno poteva, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni in seguito alla valutazione di speciali benemerenze di guerra e fasciste, attuando un procedimento che fu definito di «discriminazione». 


    Regio decreto 21 novembre 1938, n. 2154 - Modificazioni allo statuto del Partito Nazionale Fascista (GU n. 36, 13 febbraio 1939). 

    Regio decreto legge 22 dicembre 1938, n. 2111 - Disposizioni relative al collocamento in congedo assoluto ed al trattamento di quiescenza del personale militare delle Forze armate dello Stato di razza ebraica (GU n. 30, 6 febbraio 1939), convertito senza modifiche dalla Legge 2 giugno 1939, n. 739 (GU n. 131, 5 giugno 1939).

    Regio decreto legge 9 febbraio 1939, n. 126 - Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all'art. 10 del R. decreto-legge 17 novembre 1938 XVII, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica (GU n. 35, 11 febbraio 1939, convertito con modifiche con legge 2 giugno 1939, n. 739).

    Regio decreto 27 marzo 1939, n. 665 - Approvazione dello statuto dell'Ente di gestione e liquidazione immobiliare (GU n. 110, 10 maggio 1939).

    Legge 29 giugno 1939, n. 1054 - Disciplina dell'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica (GU n. 179, 2 agosto 1939).
    La legge prevedeva la completa esclusione (senza nemmeno la possibilità di essere «discriminati per benemerenze») dalle professioni dai risvolti più direttamente pubblicistici: i notai, gli amministratori giudiziari e i revisori ufficiali dei conti. Per le altre professioni indicate nell'articolo 1, quelle di «medico-chirurgo, farmacista, veterinario, ostetrica, avvocato, procuratore, patrocinatore legale, esercente in economia e commercio, ragioniere, ingegnere, architetto, chimico, agronomo, geometra, perito agrario, perito industriale», la legge ne subordinava l'esercizio all'iscrizione a due tipi di albi: il primo, comprendente i discriminati, che potevano continuare l'esercizio della professione con limitazioni, mentre il secondo aperto ai non discriminati, che potevano esercitare «esclusivamente a favore di persone appartenenti alla razza ebraica».

    Legge 13 luglio 1939, n. 1024 - Norme integrative del regio decreto-legge 17 novembre 1938·XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana (GU n. 174, 27 luglio 1939).
    Così l’art. 1: «[...] è in facoltà del Ministro per l'interno di dichiarare, su conforme parere della Commissione di cui all'art. 2, la non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità delle risultanze degli atti dello stato civile». In pratica è il Ministro dell’Interno nonché Capo del Governo Benito Mussolini, a decidere chi appartiene e chi non appartiene alla cosiddetta «razza ebraica» indipendentemente da qualsivoglia altro criterio. Questa discrezionalità, resa insindacabile dalle leggi fascistissime sopra citate, sancisce un legame indissolubile tra Mussolini persona e la questione ebraica. Secondo la tesi che Arnaldo Momigliano formula nel suo Ottavo contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico,  «Per Mussolini la cosiddetta campagna razziale fu anche un tentativo di liquidazione del proprio passato» (Roma, ed. Storia e letteratura, 1987, p. 366).


    Legge 13 luglio 1939, n. 1055 - Disposizioni in materia testamentaria nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica (GU n. 179, 2 agosto 1939).


    Legge 13 luglio 1939, n. 1056 - Variazioni al ruolo organico del personale di gruppo A dell'Amministrazione Civile del Ministero dell'interno (GU n.179, 2 agosto 1939).


    Legge 23 maggio 1940, n. 587 - Concessione di una indennità in aggiunta alla pensione ai dipendenti statali per i quali è prevista la inamovibilità, dispensati dal servizio in esecuzione del R. decreto-legge 17 novembre 1938 XVII, n. 1728, sino al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo (GU n. 143, 19 giugno 1940).


    Decreto Ministeriale 30 luglio 1940 - Determinazione dei contributi a carico dei professionisti di razza ebraica (GU n. 12, 16 gennaio 1941).


    Legge 28 settembre 1940 - n. 1403, Abrogazione del contributo statale a favore degli asili infantili israelitici contemplati dalla legge 30 luglio 1896, n. 343 (GU n. 245, 18 ottobre 1940).


    Legge 28 settembre 1940 - n. 1459, Integrazioni alla legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1055, contenente disposizioni in materia testamentaria, nonché sulla disciplina dei cognomi, nei confronti degli appartenenti alla razza ebraica (GU n. 256, 31 ottobre 1940).


    Legge 24 febbraio 1941, n. 158 - Autorizzazione all'Ente di gestione e liquidazione immobiliare a delegare agli Istituti di credito fondiario la gestione e la vendita degli immobili ad esso attribuiti (GU n. 79, 2 aprile 1941).


    Legge 19 aprile 1942, n. 517 - Esclusione degli elementi ebrei dal campo dello spettacolo (GU n. 126, 28 maggio 1942).

    La legge vietava «l’esercizio di qualsiasi attività nel campo dello spettacolo a italiani ed a stranieri o ad apolidi appartenenti alla razza ebraica, anche se discriminati, nonché a società rappresentate, amministrate o dirette in tutto o in parte da persone di razza ebraica». In particolare gli articoli:

    2. Sono vietate la rappresentazione, l’esecuzione, la proiezione pubblica e la registrazione su dischi fonografici di qualsiasi opera alla quale concorrano o abbiano concorso autori od esecutori italiani, stranieri od apolidi appartenenti alla razza ebraica e alla cui esecuzione abbiano comunque partecipato elementi appartenenti alla razza ebraica. Sono del pari vietati lo smercio dei dischi fonografici e l’importazione di matrici di dischi previsti dal precedente comma e la successiva riproduzione delle matrici stesse.

    3. È vietato utilizzare in qualsiasi modo per la produzione dei film, soggetti, sceneggiature, opere letterarie, drammatiche, musicali, scientifiche ed artistiche, e qualsiasi altro contributo, di cui siano autori persone appartenenti alla razza ebraica, nonché impiegare e utilizzare comunque nella detta produzione, o in operazione di doppiaggio o di postsincronizzazione, personale artistico, tecnico, amministrativo ed esecutivo appartenente alla razza ebraica. 


    Legge 9 ottobre 1942, n. 1420 - Limitazioni di capacità degli appartenenti alla razza ebraica residenti in Libia (GU n. 298, 17 dicembre 1942).