Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

©2019-Author(s) Published by Firenze University Press
e-ISBN: 978-88-6453-872-3 | DOI: 10.36253/978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

Amelia Pincherle Moravia Rosselli (1870-1954)

Venezia 16 gennaio 1870 - Firenze 26 dicembre 1954

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Familiari emigrati

  • Carlo Rosselli (Roma 16 novembre 1899 – Bagnoles-de-l’Orne, Francia 9 giugno 1937), figlio: discendente da famiglia agiata e di tradizioni risorgimentali, dopo l’avvio della carriera accademica a Genova finì ben presto nel mirino del regime per le sue attività antifasciste. Nel 1927 venne condannato al confino a Lipari per aver organizzato ed eseguito la fuga di Filippo Turati dall’Italia. Evaso nel 1929, emigrò in Francia, dove fu presto raggiunto dalla moglie Marion e il figlio Giovanni (John). A Parigi fondò Giustizia e Libertà insieme ad altri esponenti di spicco dell’emigrazione antifascista, impegnandosi nella lotta contro il regime. Nel 1936 partì volontario in Spagna da dove tornò l’anno successivo. Fu assassinato insieme al fratello Nello a Bagnoles-de-l’Orne il 9 giugno 1937. Non rientrato in Italia.
  • Marion Cave Rosselli (Riseley, Regno Unito 1 dicembre 1896 – Londra 13 ottobre 1949), nuora: di famiglia quacchera e socialista, laureata, arrivò con una borsa di studio a Firenze nel 1919. Insegnava inglese al British Institute e attraverso Gaetano Salvemini conobbe Carlo che sposò nel 1926. Nel 1929, dopo un breve arresto per complicità nella fuga del marito dal confino di Lipari, emigrò, con il figlio John, in Francia dove nacquero Amelia (Melina) e Andrea (Aghi). Rimasta vedova, con i figli trascorse periodi in Francia, Svizzera e Regno Unito. Nell’agosto 1940, raggiunse la suocera e la cognata con i bambini a Larchmont, New York, malata ma sempre impegnata nella lotta antifascista. Con loro nel 1946 venne in Italia, ma decise di tornare nel Regno Unito nel 1947. Non rientrata in Italia.
  • John Giovanni Andrea Rosselli (Firenze 8 giugno 1927 – Cambridge 16 gennaio 2001), nipote: emigrato a Parigi nel 1929 a soli due anni con la madre, ne seguì tutti gli spostamenti fino negli Stati Uniti, nel 1940, dove fece suoi studi universitari, e nel Regno Unito dal ’46. Giornalista al «Guardian», dal 1964 insegnò storia all’Università di Brighton. Dal 1956 sposato con Eleanor (Nicky) Timbres, ebbe due figli: Mark e David (? 1958 –), e rimase vedovo nell’89. Da Cambridge nel 1995 andò a vivere a San Rocco a Pilli (Siena) e quindi a Firenze con Elisa Benaim Sarfatti. A 68 anni rientrata in Italia.
  • Amelia «Melina» Rosselli (Parigi 28 marzo 1930 – Roma 11 febbraio 1996), nipote: da Parigi nel 1937 fu portata dalla nonna Amelia in Svizzera con i fratelli e seguì poi gli spostamenti della famiglia nel Regno Unito nel 1938 e negli Stati Uniti nel 1940. Rientrò in Italia nel ’46 con la famiglia e poi andò subito nel Regno Unito da sola per completare gli studi, occupandosi di teatro, musica e poesia, tornando in Italia definitivamente nel 1949. Nel 1950 si trasferì a Roma dove poi morì suicida. Rientrata in Italia.
  • Andrea (Andrew) «Aghi» Rosselli (Parigi 12 marzo 1931 – Columbus, Indiana 31 luglio 2021), nipote: da Parigi seguì gli spostamenti della famiglia tra Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti fino al ritorno in Italia nel ’46. Andrea tornò subito nel Regno Unito, dove studiò all’Imperial College di Londra e si sposò con Christine Muriel Davies (Londra 25 dicembre 1927 – Columbus, Indiana 24 gennaio 1996), da cui ebbe due figli Nicholas e Paul. Nel 1967 si trasferirono negli Stati Uniti, e Andrea trovò lavoro come ingegnere specializzato in motori diesel. Non rientrato in Italia.
  • Maria Vittoria Todesco Rosselli (Padova 9 agosto 1905 – Bagno a Ripoli, Firenze 30 luglio 1998), nuora, mogli di Nello: di agiata famiglia ebrea, sposata con Nello nel dicembre 1926. Dopo l’assassinio del marito e del cognato, si trasferì in Svizzera dalla suocera Amelia, con i figli Silvia, Paola e Aldo, affidando inizialmente il piccolo Alberto alle cure della propria madre Luisa Todesco. Nel 1938 emigrarono nel Regno Unito, raggiunti da Marion con i figli, e quindi, nel 1940, negli Stati Uniti. Tornò a Firenze con la famiglia nel 1946, curando le opere inedite di Nello. Aderì al Partito radicale. Rientrata in Italia.
  • Silvia Rosselli Forti (Roma 1928 –), nipote: dopo l’assassinio del padre e dello zio, emigrò con la madre in Svizzera nel 1937 a nove anni, seguendo poi la famiglia nel Regno Unito, negli Stati Uniti nel ’40 e in Italia nel '46. Divenne psicanalista, allieva di Ernst Bernhard. Sposata nel 1948 con Francesco Forti, ebbe tre figli: Manuela, Flaminia e Giovanni (1954 – 1992) che divenne giornalista per L’Espresso e figura di spicco del movimento di liberazione omosessuale negli anni ’90. Rientrata in Italia.
  • Francesco Forti (Firenze 24 maggio 1927 –), nipote, marito di Silvia: musicista e critico musicale, pioniere del jazz in Italia. Si rifugiò in Svizzera con la famiglia nel 1943, a sedici anni, fin dopo la fine della guerra. Nel 1948 sposò Silvia Rosselli, da cui ebbe tre figli. Sposò in seconde nozze Donatella Ziliotto. Rientrato in Italia.
  • Paola Rosselli Forti (Firenze 6 novembre 1929 –), nipote: a otto anni emigrò in Svizzera con la madre e i fratelli nel 1937, seguendo poi la famiglia nel Regno Unito nel '38 e negli Stati Uniti nel '40. Tornò in Italia con loro nel 1946. Si sposò nel 1948 con Marco Forti, da cui ebbe tre figli: Laura e Camilla nel 1949, e Nello nel 1954. Ha lavorato come traduttrice. Rientrata in Italia, vive a Milano.
  • Marco Forti (Firenze 3 ottobre 1925 – Milano 9 maggio 2019), nipote, marito di Paola: critico letterario, ancora ragazzo, si rifugiò in Svizzera con la famiglia nel 1943, fin dopo la fine della guerra. Nel 1948 sposò Paola, ed ebbe tre figli. Lavorò per l’Olivetti e la Mondadori. Rientrato in Italia.
  • Aldo Rosselli (Firenze 8 dicembre 1934 – Roma 2 ottobre 2013), nipote: emigrò in Svizzera con la madre a tre anni dopo l’assassinio del padre e dello zio nel 1937, seguendo la famiglia nel Regno Unito nel '38, negli Stati Uniti nel '40 e in Italia nel '46. Scrittore, si dedicò all’editoria. Sposò Emilia Ca’Zorzi da cui ebbe tre figli, Monica, Giacomo e Niccolò, e in seconde nozze Lily Smith. Rientrato in Italia.
  • Alberto Rosselli (Firenze 1 maggio 1937 –), nipote: aveva appena 40 giorni quando il padre fu assassinato. Fu temporaneamente affidato alla nonna materna quando sua madre emigrò in Svizzera nel ‘37. Ricongiunto alla famiglia, ne seguì i trasferimenti nel Regno Unito nel '38, negli Stati Uniti nel '40 e in Italia nel '46. Si dedicò al teatro e vive a Firenze; ha sposato Tania Gensini e ha due figli: Tommaso e Gabriele. Rientrato in Italia.
  • Sara «Sarina» Nathan Levi (Livorno 16 luglio 1884 – Firenze 22 dicembre 1967), cugina: figlia di Philip Nathan (zio di Amelia) e di Clelia Rosselli, apparteneva ad una famiglia molto in vista nel panorama politico italiano: la nonna Sara fu molto vicina a Mazzini e lo zio Ernesto fu sindaco di Roma dal 1907 al 1913. Sposata con Alessandro Levi nel 1911, antifascista, da Firenze nel 1943 si rifugiò con lui in Svizzera. Rientrata in Italia.
  • Alessandro Levi (Venezia 19 novembre 1881 – Berna 6 settembre 1953), cugino, marito di Sara: antifascista, professore universitario espulso a causa delle leggi razziali, rinunciò ad emigrare in Sud America e nell’autunno 1943 trovò rifugio in Svizzera fin dopo la fine della guerra. Nel 1948, a 64 anni, riprese l’insegnamento universitario. Rientrato in Italia.
  • Vittorio Mortara (? 30 setttembre 1879 – Milano 1949), nipote: vedovo di Emilia De Angelis (figlia di Anna, sorella di Amelia), morta nel 1918, ebbe due figlie, Margherita poi coniugata Crema e Luisa poi coniugata Ottolenghi, e un figlio, Alberto (Venezia 25 aprile 1909 – Milano 17 febbraio 1990), manager espulso a seguito delle leggi razziali che partecipò alla Resistenza. Con Alberto, sua nuora Alice «Lizzie» Feldstein Mortara (Kostel, Impero Austro-Ungarico, oggi Repubblica Ceca 29 settembre 1914 – Milano 1 gennaio 2008) e sua nipote Elèna di pochi mesi si rifugiò in Svizzera il 24 maggio 1944. Rientrato in Italia a 66 anni con la famiglia.
  • Laura «Lalla» Capon Fermi (Roma 16 giugno 1907 – Chicago 26 dicembre 1977), cugina di secondo grado, nipote di Abramo Capon, zio di Amelia: di origine ebraica, figlia dell’ammiraglio Augusto Capon, a 21 anni aveva sposato Enrico Fermi nel 1928. Nel 1938, emigrò negli USA con lui ed i figli Nella e Giulio e si stabilirono a New York, poi a Leonia (New Jersey). Seguì il marito nei suoi spostamenti professionali, a Chicago e a Los Alamos per il progetto Manhattan. I suoi genitori furono uccisi ad Auschwitz nel 1943. Scrittrice, divulgatrice scientifica, un’attiva pacifista. Non rientrata in Italia.
  • Enrico Fermi (Roma 29 settembre 1901 – Chicago 28 novembre 1954), cugino di secondo grado: fisico, professore alla Sapienza. Sposato con Laura dal 1928, nel 1938 ritirò il premio Nobel e da Stoccolma emigrò negli Usa, con la moglie che era di origine ebraica e i due figli. Continuò una brillante carriera, ebbe un ruolo chiave nel, progetto Manhattan, e nel progetto del Chicago Pile-1. Charles H. Swift Distinguished Professor of Physics a Chicago, dove morì a 53 anni. Non rientrato in Italia.
  • Anna Capon Montel (Roma 1 maggio 1906 – Torino 9 gennaio 1991), cugina di secondo grado: sposata con Alberto Montel nel 1937, nel 1943 si rifugiò in Svizzera con il marito, la figlia Costanza/Costanzina (poi coniugata Segre) di cinque anni, la sorella Paola e la famiglia di lei. Dopo la fine della guerra tornarono in Italia e la coppia ebbe altri quattro figli: Enrico, Valentina (poi coniugata Misul), Alessandra e Daniela. Rientrata in Italia.
  • Alberto Montel (Torino 16 luglio 1907 – Torino 30 luglio 1972), cugino di secondo grado, marito di Anna: avvocato e accademico, figlio di Benedetto Luigi Montel e Valentina Ottolenghi. Laureato in giurisprudenza a Torino nel 1928 con Gino Segré, divenne libero docente a Torino nel 1930 e successivamente a Parma, dove rimase otto anni. Decaduto a causa delle leggi razziali, trovò rifugio in Svizzera con la sua famiglia e quella della cognata Paola Capon nel 1943. Per due anni fu docente nel campo di internamento di Huttwill (Berna), finché non poté rientrare in Italia con la famiglia. Dopo la guerra, riprese la sua carriera accademica e di avvocato. Rientrato in Italia.
  • Paola Capon Franchetti (Roma? 24 settembre 1909 – ? 1985), cugina di secondo grado: sposata con Piero Franchetti, la coppia aveva tre figli: Elda (1938 –), Sergio (1939 –) e Carlo (1943 –). Nell’ottobre 1943 si rifugiò in Svizzera con la famiglia, la sorella Anna e la famiglia di lei. Durante la permanenza in Svizzera nacque la quarta figlia, Annalia. Rientrata in Italia.
  • Piero Franchetti (Firenze 23 aprile 1906 – Firenze 28 gennaio 1984), cugino di secondo grado, marito di Paola: chimico, lavorava per l’industria tedesca Bemberg di Gozzano. Si rifugiò in Svizzera con la famiglia arrivando il 30 ottobre 1943. Dopo la guerra, rientrò in Italia e, nel 1958, tornò a Firenze, dedicandosi alla pittura. Rientrato in Italia.