Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

©2019-Author(s) Published by Firenze University Press
e-ISBN: 978-88-6453-872-3 | DOI: 10.36253/978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

Silvio Trentin (1885-1944)

San Donà di Piave (Venezia) 11 novembre 1885 - Monastier di Treviso (Treviso) 12 marzo 1944

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Familiari emigrati

  • Giuseppina (Beppa) Nardari Trentin (Treviso 25 maggio 1892 – Venezia 17 maggio 1967), moglie: sposata dal 1916, aveva due figli di 6 e 9 anni, quando il 6 febbraio 1926 emigrarono in Francia, a Pavie, dove a dicembre nacque Bruno, il suo terzogenito. Traduttrice, insegnate privata d’italiano, dal 1935 gestì una libreria a Tolosa, ritrovo di intellettuali antifascisti. Impegnata nella Resistenza, rimase vedova a 52 anni, poco dopo essere rimpatriati con il marito Silvio e i figli, collaborò con il Comitato di Liberazione Nazionale di Treviso, quale Presidente dell'Ufficio Assistenza Rimpatriati dalla Germania. Attiva nell’Unione Donne in Italia (UDI), si candidò nelle liste del Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) ma morì prima delle elezioni del 1968. Rientrò in Italia il 5 settembre 1943.
  • Giorgio Trentin (San Donà di Piave 23 luglio 1917 – Venezia 17 luglio 2013), figlio: emigrò a 9 anni con la famiglia in Francia, il 6 febbraio 1926 fino al 1943. Partecipò alla Resistenza azionista nel trevigiano. Esperto di arte incisoria, nel 1954 fondò l'Associazione Incisori Veneti. Si sposò con Maria Edvige (detta «Picci») Scarpis (Genova 23 febbraio 1921 - Venezia 16 giugno 2013), da cui ebbe tre figli: Francesca e Silvia (1951-) e Nicoletta (1958-). Rientrò in Italia il 5 settembre 1943.
  • Franca Trentin (Venezia 13 dicembre 1919 – Venezia 28 novembre 2010), figlia: emigrò in Francia a 6 anni, nel febbraio 1926, con la famiglia. E vi rimase quando, nel settembre 1943, i suoi rientrarono in Italia. Prese due lauree, partecipò alla Resistenza, si sposò due volte, ebbe due figli, Silvio (1946 -) e Giorgio (1958 -). Dal 1957 al 1966 insegnò alla Sorbona; si trasferì a Venezia seguendo il secondo marito, l’accademico Mario Baratto (Chioggia 24 giugno 1920 – Venezia 10 maggio 1984), e a quasi 50 anni divenne lettrice di lingua e letteratura francese a Ca’ Foscari. Rientrò perciò in Italia nel 1966.
  • Bruno Trentin (Pavie 9 dicembre 1926 – Roma 23 agosto 2007), figlio: sindacalista e politico. Nacque a Pavie, in Francia, dove i suoi erano appena emigrati per ragioni politiche. Attivo nella Resistenza francese, a 16 anni fu arrestato dai tedeschi. Il 5 settembre 1943, si trasferì in Italia, seguendo i genitori e il fratello Giorgio e si unì alla Resistenza; a Milano diresse i Gap di "Giustizia e Libertà" e divenne comandante della brigata partigiana "Rosselli". Per un periodo negli USA, studiò giurisprudenza ad Harvard. Nel 1949 si laureò a Padova e iniziò la sua carriera sindacale a politica. Segretario generale della CGIL dal 1988 al 1994 e eurodeputato dei DS dal 1999 al 2004. Con la prima moglie Luciana Rampazzo (1926 - 2007), ebbe Antonella (1954 -) e Giorgio (1963 -); si risposò con la giornalista francese Marcelle Padovani (1940 -).
  • Italia Enrichetta Cian Trentin (San Donà di Piave 1860 – 27 settembre 1941), madre: sposata a 20 anni con Giorgio Trentin (1852 – 1893) proprietario terriero, a 33 rimase vedova con tre figli: Giorgio (1881 – 1915), Silvio (1885-1944) e Bruno (1892 – 1947). Nel 1926, emigrò con il secondogenito e la sua famiglia in Francia, a 66 anni. Circa dieci anni dopo il figlio minore Bruno la riportò a casa. Rientrò in Italia.