Patrizia Guarnieri

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista.

Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali

©2019 Author(s) Published by Firenze University Press
e-ISBN: 978-88-6453-872-3 | DOI: 10.36253/978-88-6453-872-3

Intellettuali in fuga dall'Italia fascista

Paolo Treves (1908-1958)

Milano 27 luglio 1908 - Fregene 4 agosto 1958

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Familiari emigrati

  • Claudio Treves (Torino 24 marzo 1869 - Parigi 11 giugno 1933), padre: tra i leader del partito socialista, nemico personale di Mussolini che sfidò a duello nel 1915. Esule in Svizzera poi a Parigi, dove fece parte della Concentrazione antifascista e dove morì improvvisamente. Non rientrò mai in Italia.
  • Olga Levi Treves (Venezia 2 dicembre 1877 - Londra 20 settembre 1945), madre: colta e di una famiglia dell'alta borghesia ebraica, nel 1907 sposò Claudio Treves da cui ebbe due figli. Rimasta vedova nel 1933, lasciò l'Italia nel 1938 con i figli e si rifugiò in Inghilterra. Aderì ad alcune associazioni antifasciste a Londra. Non rientrò in Italia.
  • Piero Treves (Milano 17 novembre 1911 - Nizza 7 luglio 1992), fratello: figlio del deputato socialista Claudio e di Olga Levi, laureato nel 1931 si specializzò in storia del mondo antico senza riuscire a intraprendere attività accademica per ragioni politiche prima che razziali. Emigrò a fine settembre 1938 in Inghilterra con la madre e il fratello Paolo e si stabilì a Cambridge, per una borsa di studio al St. John’s College. Nel 1941 seguì il fratello alla BBC come traduttore-annunciatore di Radio Londra, e come giornalista politico. Rientrò in Italia nel 1955 , e nel 1962 ebbe un posto da professore.
  • Alessandro Levi (Venezia 19 novembre 1881 - Berna 6 settembre 1953), zio materno: professore di filosofia del diritto in diverse università italiane, nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce. Perse la cattedra a causa delle leggi razziali e nell’autunno 1943 trovò rifugio in Svizzera. Tornò in Italia, a Firenze, dopo la fine della guerra e nel 1948 riprese lì l’insegnamento universitario.
  • Sarina Nathan Levi (Livorno 16 luglio 1884 - Firenze 22 dicembre 1967), zia: apparteneva ad una famiglia molto in vista nel panorama politico italiano; la nonna, che portava lo stesso nome, fu molto vicina a Mazzini e lo zio, Ernesto, fu un importante sindaco di Roma dal 1907 al 1913. Sposò Alessandro Levi nel 1911 e visse con lui fino alla sua morte nel 1953, seguendolo anche in Svizzera e sfuggendo così alla persecuzione antiebraica. Rientrò in Italia.
  • Antonello Gerbi (Firenze 15 maggio 1904 - Civenna, Como, 26 luglio 1976), cugino: capo dell’Ufficio studi della Banca commerciale italiana dal 1932, nel 1938 perse il posto di lavoro a causa delle leggi razziali. Dopo aver trascorso con la famiglia dieci anni a Lima, in Perù, nel 1948 tornò in Italia riprendendo il proprio posto alla Comit fino al 1970.
  • Claudio Gerbi (Firenze 1907 - New York 1990), cugino: medico internista, si trasferì negli Stati Uniti nel 1938 e vi rimase, acquisendo la cittadinanza americana. Dal 1942 fu a New York, dove insegnò come internista alla Columbia University fino al 1979 e tenne uno studio privato. Non rientrò in Italia.
  • Giuliano Gerbi (Firenze 26 dicembre 1905 - Genova 25 gennaio 1976), cugino: dopo la laurea alla Bocconi di Milano, divenne giornalista sportivo. Perduto il lavoro per i provvedimenti razziali, trovò rifugio prima a Parigi, poi in Colombia e infine negli Stati Uniti. Qui divenne una delle voci più famose della sezione italiana della Voice of America. Rientrò a Milano negli anni Sessanta, entrando nel mondo della finanza ma continuando a fare anche il giornalista.
  • Uberto Limentani (Milano 15 dicembre 1913 - Siusi 17 agosto 1989), cugino: laureato in Giurisprudenza e in Lettere all’Università di Milano, in seguito alle leggi razziali emigrò in Gran Bretagna. Sopravvissuto al naufragio dell’Arandora Star, collaborò per tutto il periodo bellico a Radio Londra. Nel dopoguerra e fino al pensionamento insegnò Letteratura italiana all’Università di Cambridge.